Pubblichiamo il testo del giornalista pubblicato su Il Tirreno di Lorenzo Lombardi: un resoconto del viaggio formativo in Finlandia con la Fondazione dei giornalisti della Toscana.
SGUARDI SUL MONDO di Lorenzo Lombardi (*)
Popoli che si sono combattuti sono ora fratelli Perché l’Ue è un successo enorme del quale dobbiamo andare fieri
Ci troviamo in Finlandia per un progetto di formazione Erasmus Plus sviluppato dalla Fondazione dei Giornalisti della Toscana, “braccio” formativo dell’Ordine dei Giornalisti toscani.
Insieme a noi i colleghi dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria. Oggetto di studio e confronto con i finnici è l’analisi del loro modello di resilienza alle fakenews: la Finlandia è infatti il primo paese al mondo per contrasto alla disinformazione.
La parola chiave è “media literacy”: alfabetizzazione mediatica. La forza di questa visione strategica, iniziata anni fa, sta nella costante educazione scolastica di analisi e comprensione dei media, l’insegnamento di strumenti per riconoscere le fakenews e in generale la familiarizzare con la corretta informazione.
Niente di (troppo) nuovo sotto il sole, ma un conto è dirlo, un conto è farlo ed investirci tempo e risorse creando, come in Finlandia, un sistema di coordinamento fra governo, media, Ong, autorità di garanzia indipendenti ed anche organismi della difesa. L’ultimo passaggio non è banale: da quando la Russia ha invaso su larga scala l’Ucraina, la Finlandia, che condivide un confine di 1340 km con la Russia, è in stato di allerta. Sulla stazione centrale di Helsinki, nella sede della tv di Stato ed in ogni angolo della città sventolano simbolicamente bandiere ucraine. In Finlandia il timore della Russia è comprensibile e diffuso: nel 1939 la Russia sovietica invase la Finlandia prendendosi con la forza il 12% del territorio e, ancora prima, gli Zar provarono a russificare forzosamente i finlandesi. Caduti gli Zar, la Finlandia ne approfittò per uscire dal dominio russo e rendersi indipendente. Questo comprensibile stato di allerta genera anche una certa (educata) resistenza a rispondere a domande un po’ scomode e ficcanti che il sottoscritto e altri colleghi e colleghe abbiamo posto a più riprese.
Come insegna la geopolitica, non si può calare il sistema di una collettività su un altro: la cifra antropologica finlandese è molto diversa da quella italiana, i finlandesi sono poco meno di 5,7 milioni e necessariamente ben organizzati vivendo in un territorio vasto e climaticamente difficile. Potersi confrontare con cifre antropologiche diverse è affascinante, formativo e crea una positiva “osmosi” di amicizia e reciproca comprensione. Te ne vai portando un pezzo di Finlandia nel cuore e lasciando l’Italia nel loro di cuore. Centrale in Finlandia è la fiducia nel “sistema” e ciò ha creato una società disciplinata: i finlandesi credono nel sistema perché funziona. Però al tempo stesso in questo tipo di società nascono più difficilmente pensatori anti-sistema o personaggi che fanno domande scomode e irriverenti, ma senza soggetti che mettono in discussione il sistema, non ci sarebbe nemmeno il modello europeo.
La cultura europea nasce da questa continua tensione fra sistema ed anti-sistema: Ipazia, Giordano Bruno, la “rivoluzione della povertà” di San Francesco, Voltaire, Rosseau, l’Illuminismo e la rivoluzione francese, le suffragette, Mary Quant e la “sua” minigonna, il pensiero di Mazzini, l’ardore di Garibaldi, i sacrifici eroici dei Fratelli Rosselli e di Jan Palach, il coraggio e la forza morale di Franca Viola sono solo alcuni esempi di migliaia di uomini e donne che hanno dedicato e spesso sacrificato la vita per ideali di libertà. È dal continuo cleavage fra sistema dominante e sfida al sistema che nasce “un pensiero comune europeo”.
Nel 1957 a Roma, nacque la Cee, antenata della attuale Ue. L’Italia ne è paese fondatore. Oggi l’Ue abbraccia 27 paesi e popoli che possono abbracciarsi come fratelli e sorelle mantenendo ognuno la proprie specificità ed arricchendoci delle rispettive diversità, dentro la più vasta cornice europea. Non si tratta di visioni utopiche, ma di un continuo sforzo di reciproca comprensione, un continuo mettersi in discussione e confrontarsi fra noi. Quindi tutto perfetto in Ue? Tutt’altro. Ma già il fatto che popoli e nazioni che per secoli si sono fatti la guerra ora siano uniti da decenni in un organismo sovranazionale è un già un successo enorme di cui andare fieri.
* giornalista e reporter analista geopolitico